Il ribelle e il banchiere

… le riforme Gelmini sono state scritte dal “Partito della Bocconi”, e questo, per chi ha vissuto nell’onda dei movimenti, negli ultimi tre anni, è cosa nota. Sono stati gli economisti della Bocconi, da Perotti a Giavazzi, a salutare con entusiasmo la costituzione dell’Aquis (la federazione dei cosiddetti atenei virtuosi) nella primavera del 2008 e poi, a seguire, ad anticipare con editoriali affilati tutte le mosse della “brillante” avvocatessa della provincia lombarda. È stata la Bocconi il think thank del definanziamento dell’università pubblica (Legge 133) e della differenziazione dei finanziamenti stessi (in base alla valutazione del grado di virtù di ogni ateneo); la Bocconi ha progettato nel dettaglio la distruzione del diritto allo studio in favore del modello anglosassone del prestito d’onore ovvero dell’indebitamento studentesco; e ancora la Bocconi ha imposto, meglio assai meglio del Partito di Repubblica, l’ideologia meritocratica: solo i meritevoli – che prevalentemente sono coloro che hanno avuto maggiore fortuna di nascita e nella vita, come direbbero i teorici della giustizia alla Rawls ‒ possono andare a scuola e all’università, gli altri si arrangiano. Già questo, senza bisogno di particolari aggiunte, chiarisce la naturale diffidenza del movimento studentesco nei confronti del governo del professor Monti.

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